lunedì 25 luglio 2011

Mary in June | Ferirsi

Sopraffini come le parole di Erri De Luca e garbati nei modi i Mary in June esibiscono il loro extended play Ferirsi come si farebbe con un manifesto che si alza dal fondo di un corteo.
Dal fondo, laggiù. A capo chino. Un fiume di persone col lutto al braccio; ché questi in fin dei conti sono giorni pesanti e l’aria è greve. Il quartetto romano se ne sta seduto in sulla via dei sobborghi dell’Urbe e ascolta i Massimo Volume, non disprezzando Brondi, mister Appino e i fratelli Ferrari. A me vengono in mente loro, così a caldo. Scompongo Ferirsi e trovo seducente l’impatto sonoro dell’EP, con il sintetizzatore a scaldare e legare (mettere il repeat per la bella Il giardino segreto), con le chitarre acustiche a dar profondità e con quelle elettriche nobilmente saturate senza ostacolare una voce sempre in primo piano. La voce, già. Parole che - parlo a titolo personale - non mi convincono ne In fondo al mare, ma che hanno un ruolo da primo attore in Olio, benzina e cherosene e in All’interno (la più bella, dico io). Venticinque minuti warm, avvolgenti, dai patrizi colori autunnali.

- Giacomo

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